ERRORI VERI E “ORRORI” FALSI

(Lettera a S.S. Giovanni Paolo II)

di Pino Tosca (da Meridiano Sud del 22 novembre 1993)

Ho appreso dagli organi d’informazione che recentemente, in un pubblico discorso tenuto in una parrocchia romana, Vi siete infervorato parlando del fascismo italiano, sino al punto di bollarlo come un regime di “orrore“, al pari del nazismo e del comunismo.

Da fedele seguace della parola dei Pontefici, vorrei che la Santità Vostra m’illuminasse su quali testi, sacri o profani, si basi tale autorevole convinzione.

È infatti presumibile che, con tutti i grattacapi che Vi piovono addosso, tra monsignori pedofili e speculazioni dello IOR, non abbiate certamente avuto il tempo di studiare la monumentale opera di Renzo De Felice, in cui tale aggettivazione sul fascismo non trova spazio alcuno. Ma, a quanto pare, Santo Padre, non avete avuto il tempo neppure di leggere il maggior filosofo cattolico italiano, Augusto Del Noce, dal momento che anche quest’ultimo si guarda bene dal definire il fascismo con tali toni apocalittici.

E allora, Santo Padre, da dove Vi vengono tali scioccanti intuizioni politologiche che stampano sul volto di Benito Buonanima la maschera del dottor Mengele? Non certo dallo Spirito Santo, anche perché, fortunatamente, non parlavate ex-Cathedra. Mica Vi sarete attardato nell’esegesi delle laiche Scritture di Bobbio e Valiani, le due mummie del laicismo italiano? Non posso pensarlo.

Non intendo certo mancarVi di rispetto, Santità. Ma possibile che nessuno Vi abbia informato che un tal Mussolini Benito, nel 1929, è stato l’artefice della Conciliazione tra Stato e Chiesa, dopo sessant’anni di conflittualità religiosa? Del resto, anche nel corso del Vostro pontificato a tale evento lontano si è sempre inneggiato ufficialmente. Inoltre, dovreste pur sapere che migliaia di volontari fascisti sono morti nella Guerra civile spagnola del ’36/’39, nella Cruzada in difesa della religione cattolica, dal momento che proprio Voi avete innalzato agli onori degli altari i martiri di quel conflitto.

Forse a Voi manca il tempo, Santità, per documentarVi meglio su certe cose. Altrimenti Vi sareste meravigliato nel constatare che per la “Repubblica di Mussolini” morirono centinaia e centinaia di sacerdoti, eliminati dai “resistenti” rossi, alleati di quelli bianchi tanto graditi a Mons. Ruini. Spero che almeno quei preti non Vi facciano “orrore” essendo stati oggettivamente complici di un “orrore” storico.

Forse, Santo Padre, Voi, essendo polacco, non avete avuto la possibilità di studiare bene la storia italiana. Devo perciò umilmente ricordarVi che proprio la polacca Gazeta Warsawska del 13/2/29 scriveva che “soltanto il Governo Nazionale di Mussolini è riuscito a risolvere favorevolmente la questione romana. È tuttavia evidente che il risultato non è dovuto soltanto alla saggezza e all’abilità personale di Mussolini, ma anche al programma che Egli rappresenta e che necessariamente doveva condurlo all’accordo con la Chiesa. Ragioni d’ordine morale derivanti dalle sorgenti profonde della ideologia fascista fecero si che l’accordo col Vaticano fosse uno dei principali problemi dell’attività politica di Mussolini“. Anche i vostri connazionali, quindi, collaborazionisti dell'”orrore“?

Ma, poi, Santo Padre, che dire dei Vostri autorevoli predecessori al Soglio di Pietro? Nell’alto dei cieli, il Papa Buono, Giovanni XXIII, si sarà anche un po’ rattristato a sentirsi dare dell”‘orrorista“, lui che nel 1936 scriveva che “il vedere come nell’impresa africana al duce tutto sia riuscito, induce quasi a credere che una forza arcana l’abbia guidato e protegga l’Italia“.

Ed anche Pio XII si sarà rabbuiato, lui che definì come un’autentica “Crociata” la conquista dell’Impero e che, nel dopoguerra, auspicava una Giunta col MSI alla guida di Roma.

E lo stesso Pio XI se la sarà un po’ presa, lui, sottoscrittore dei Patti Lateranensi, che proprio nell’Enciclica “Non abbiamo bisogno” (1931) scriveva che “Il Clero, l’Episcopato e questa medesima Santa Sede non hanno mai disconosciuto quanto in tutti questi anni è stato fatto con beneficio e vantaggio della Religione, ne hanno anzi spesse volte espressa viva e sincera riconoscenza… Abbiamo già detto che serbiamo e serberemo memoria e riconoscenza perenne per quanto venne fatto in Italia con beneficio della Religione“.

E che dire poi di Principi della Chiesa, come il cardinal Gasparri o il cardinal Schuster che esaltava “questa missione nazionale e cattolica di bene, soprattutto in questo momento in cui, sui campi d’Etiopia, il vessillo d’Italia reca in trionfo la Croce di Cristo, spezza le catene agli schiavi, spiana le strade ai missionari del Vangelo‘‘?

Né, Santità, penso che Voi abbiate provato “orrore” nell’apprendere – se l’avete appreso – che la dottrina sociale fascista è perfettamente identica a quella della Chiesa. Anzi che nei suoi sviluppi l’ha pure, in parte, cronologicamente preceduta, tant’è che la compartecipazione agli utili la RSI la proclama nel ’43 e Pio XII nel 44, mentre la cogestione – sempre nei programmi della RSI – la Chiesa l’ha abbozzata solo recentemente e proprio in una delle Vostre encicliche sociali.

E poi, Padre Santo, Voi che Vi siete battuto coraggiosamente per la famiglia e contro l’aborto, possibile non sappiate che durante il “deprecato Ventennio“, la prima era più che tutelata e il secondo duramente condannato dalle leggi allora vigenti, mentre, al contrario, nel regime democristiano la prima è stata distrutta ed il secondo legalizzato con l’ammazzamento di duecentomila bambini all’anno finanziato dallo Stato? E per questo regime, non provate nemmeno un “orrore” piccolo piccolo? Forse tutto questo neo-antifascismo virulento è dovuto a qualche suggeritore in porpora che ha visto male la possibilità di un Fini di diventare Sindaco di Roma. E allora le mormora all’orecchio che il fascismo è stato una dittatura, che tra la GIL e l’Azione Cattolica non correva buon sangue, oppure che durante il Ventennio vigeva la pena di morte per alcuni particolarissimi reati. Non dategli retta, Santità. Voi lo sapete bene che per la Chiesa il “bene comune” è raggiungibile sotto qualsiasi forma di regime politico e, del resto, non è che lo Stato Vaticano, il Vostro Stato, può definirsi un modello di democrazia! In quanto all’Azione Cattolica dell’epoca, il suo Presidente, Augusto Ciriaci, nel 1934, parlando alla Settimana Sociale, disse chiaro e tondo che gli istituti corporativi del fascismo ricalcavano in pieno la scuola sociale cattolica.

Sulla pena di morte, Santità, è meglio tacere, perché proprio nello Stato del Vaticano e stata in vigore per secoli e secoli e, sul piano dottrinale, è sempre stata giustificata dalla dottrina della Chiesa, anche di quella postconciliare, tant’è che un testo ufficiale oggi in vigore negli Istituti ecclesiali quale quello compilato dal duo Premm Bocklinger (Teologia morale per l’uomo d’oggi – Edizioni Paoline) parla di “una giustificazione della pena di morte quale viene proposta oggi da molti teologi: l’assassino con il suo atto ha perduto il proprio diritto alla vita… l’autorità dello Stato effettivamente lo priva di una vita, alla quale egli non ha più diritto“. Un po’ pesantuccio, no?

Date retta a me, Santo Padre. Non ascoltate troppo le chiacchiere di don Camillo (Ruini, ben inteso). È un ruinatore per vocazione. Ridimensionatelo, anzi toglieteVelo e toglietecelo dai piedi. Altrimenti continuerà a ruinarci tutti, noi e Voi, suggerendoVi orrori falsi per farVi compiere errori veri.

Con devozione filiale.