CASO FELTRI: OVVERO, COME TI ELIMINO L’OPPOSITORE

di Pino Tosca

Scrivo da trentacinque anni su riviste e quotidiani e non sono “giornalista”. Nel senso che non sono iscritto al cosiddetto Ordine dei Giornalisti, pubblicisti e professionisti. Non l’ho voluto fare, deliberatamente. Questa pretesa corporazione va abolita. Ad essa ci si iscrive senza giudizio di merito, basta dimostrare di aver scritto qualsiasi cacchiata di quattro righe (poesiole, epigrammi, barzellette) per due anni e che le cacchiate siano stata pagata dalla proprietà della testata. E così turbe di grafomani e analfabeti risultano disordinatamente “in Ordine”, mentre coloro che scrivono sui giornali underground, che praticano un volontariato eterno a sostegno di idee che nessun padrone del vapore vuol riciclare sulla grande carta stampata si trovano fuori, perché la loro opera è stata gratuita ed i loro “datori di lavoro” non hanno soldi per pagarli. A ciò si aggiunga che non si capisce perché un fesso qualsiasi che risulti “in Ordine” possa fare il direttore “responsabile” ed io o, che so, Julius Evola non iscritti all’Ordine dobbiamo essere. classificati tra gli “irresponsabili”

La polemica è buona in questi tempi di dittatura strisciante, in cui mai è apparso in così drammatica evidenza il disordine dell’Ordine dei Giornalisti, ormai appiattito sulla legge del più forte, politicamente parlando. Lo dico chiaro: Vittorio Feltri non mi è mai stato simpatico. Gigione, vanitoso, tirchio e super-ricco, pronto a qualsiasi esperienza pur di restare a galla (compresa quella di modello), è stato anche l’affossatore di qualsiasi tentativo di settimanale di “destra” (ha fatto fuori in brevissimo tempo sia Il Borghese che Libero). È un manager ultra-borghese e accesamente atlantista, quindi molto lontano da noi. La sua scelta di far scrivere sulla sua carta stampata quel rompiballe di Massimo Fini è basata su un puro calcolo economico: senza quella firma il giornale non si vende.

Ciò non significa che Vittorio Feltri, schieratosi apertamente col centro-destra (nonostante le diatribe coi due Berlusconi all’epoca del Giornale) debba essere messo in campo di concentramento a vita e posto in condizioni di non poter più dirigere un giornale. È infatti questo che ha decretato l’Ordine dei Giornalisti di Lombardia, con la scusa che Feltri aveva pubblicato una foto di pedofili in azione. Sembra un processo della Russia sovietica di Beria. Se quel “reato” comporta la massima pena (cioè, l’espulsione dall’Ordine, con tutte le conseguenze professionali del caso) ci spieghino i signori giudici della cartastraccia-stampata per quale motivo il signor ebreo ex-lottacontinuista e oggi al soldo di Agnelli, Gad Lerner, è stato invece assolto dopo aver mandato in onda, nella sua veste di direttore del Tg, immagini sconvolgenti di pedofilia? E sia chiaro: mentre per andare a visionare Libero, si deve pagare di tasca propria e recarsi in edicola, non è la stessa cosa per la tv, le cui immagini arrivano all’istante in milioni di case senza nessun preavviso e nessuna richiesta da parte dell’utenza.

Doppiopesismo giudiziario? Non solo, sarebbe troppo riduttivo. Siamo in presenza, da tempo, di operazioni di “pulizia etnica” nei confronti di chiunque osi disturbare il manovratore non amato di Palazzo Chigi, che è sua volta manovrato dalla grande orchestra rosso-chic del paffutello Veltroni. Le continue condanne giudiziarie a giornalisti non allineati, la legge Mancino attivata per chi dissente non con atti ma col solo pensiero (ricordate gli anni di carcere inflitti a Freda, Gozzoli e a tanti pretesi skin per la loro opposizione culturale al mondialismo?), il Presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati che spudoratamente dichiara che Berlusconi anche se vincesse le elezioni non dovrebbe governare perché ha osato criticare certi giudici,  cosa sono se non chiari indizi della svolta totalitaria che la sinistra sta imponendola Paese?

La salvaguardia estrema di un potere senza appoggio elettorale, costruito sugli avvisi di garanzia ad imputati quasi sempre assolti ed esercitato con perquisizioni, mandati di cattura ed espulsioni dagli ordini professionali è la conferma che la strategia estrema della sinistra per rimanere a Palazzo Chigi non si fermerà davanti a niente. Per questo il caso Feltri è emblematico di ciò che potrà accadere a breve. Mancano cinque mesi al prossimo aprile elettorale e ne vedremo delle belle. La sorte ci riserva di sicuro qualche nuovo tentativo di “golpe” della “destra radicale”, qualche bombetta che scoppierà di qua e di là, qualche scritta antisemita e la conseguente salvezza della democrazia in pericolo, grazie a solerti magistrati-democratici e all’Ordine dei Giornalisti. Il copione è sempre quello, da mezzo secolo ormai. Già, ha ragione Berlusconi: ci vorrebbe un bel bucato, perché i panni sporchi sono ormai una montagna.