di Pino Tosca
“Chissà dov’è Pannella. Ormai si è perso dietro la sua follia”: era l’11 aprile del ’95 e Berlusconi così liquidava il Capo Eterno del partito della morte. In serata, Pannella, di rimando, dichiarava drasticamente alla stampa: “Il pazzo è Berlusconi”. Cortesie tra comari del Palazzo, alle quali la politica mentecatta degli Anni Novanta ci ha ormai abituati. Senonchè, il giorno dopo, 12 aprile, il Cavaliere rilasciava una nuova altisonante dichiarazione: “Non ho mai litigato con Pannella. Tutta colpa dei giornali. Il mio era un elogio”. C’è da barcollare. Due personaggi di primo piano della politica nazionale si danno reciprocamente del pazzo e per loro questi non sono oltraggi ma omaggi.
Ma non scandalizziamoci. Da quando la destra (o il centro-destra) è solo un “contenitore” vuoto, ce la danno a bere come vogliono, passandoci le pietanze più stomachevoli. L’indigesto minestrone radical-polista hanno tentato di farcelo ingurgitare per più di un anno. Lo Spilungone di Bologna e il Bassotto di Arcore, si trasformavano alternativamente nei Vissani degli intrugli gastro-politici per farci assaporare a tutti i costi la porchetta alla Bonino. Non ci sono riusciti, e non perché hanno prestato orecchio ai feroci attacchi della destra cattolica, ma semplicemente per una questione di business, di soldi, di sterco del diavolo. Già, di sterco.
La mammana radicale, per concedersi al Cavaliere, aveva chiesto una tariffa da sballo. Era disposta a stendersi lascivamente, pronta per qualsiasi acrobazia ginnica, sul materasso polista, nel suo palazzetto di Trastevere, al modico prezzo di cento miliardi. Troppo, direte voi? Beh, cosa sono cento milioni di milioni di fronte alle nudità politicamente ossute della Bonino? Altro che Veronica, la prosperosa consorte steineriana del Cavaliere! I termini del contratto commerciale, è la stessa dolcissima Emma che li rivela: “Abbiamo venduto una delle due radio radicali, abbiamo comprato pagine sul Corriere della Sera… Noi per arrivare sin qui abbiamo speso 50 miliardi. Ora con Berlusconi siamo stati molto chiari: se tu sposi nei contenuti la nostra causa, sei tenuto a metterne molti di più”.
Allora il Berlusca si è fatto i conti in tasca e ha detto “ma chi me lo fa fare?”. Con questa donzelletta perdo i voti dei cattolici, perdo la faccia e, quel che più conta, perdo cento miliardi. Tutto d’un tratto, Silvio si è ricordato di quando aveva proclamato fieramente: “Sono religioso, cattolico praticante. Ho cinque zie suore, e la domenica un mio cugino sacerdote viene a celebrare ad Arcore messa nella mia cappella privata. E poi mi comunico spesso” La sua mente era volata al 30 aprile del ’95, quando aveva affermato che il suo Angelo custode era molto preoccupato per le sue sorti. Poteva, a quel punto, Silvio tradire l’Angelo custode, le cinque zie suore, il cugino sacerdote e la novantenne mamma Rosina? Non sia mai.
Del resto, la Bonino, abituata alla prestanza fumogena di Pannella, non poteva essere attratta dal dongiovannismo striminzito di Silvio, nonostante al Cavaliere deve la sua nomina a Commissario europeo (un’altra colossale fesseria fatta dal Polo). Da trent’anni nella sua anima (almeno in quella) c’è Marco Giacinto Pannella, verso cui nutre una dedizione canina. “Senza di lui oggi farei l’insegnante a Codogno… Ha diretto la mia vita ed è stata una fortuna… Dopo mia madre è la persona più importante della mia vita”. L’influenza di Pannella nella vita della liberaldroghista è superiore a quella di un guru che dispensa luce e saggezza. Per il dio Marco Emma può sacrificare tutto e tutti. Ne sa qualcosa Roberto Cicciomessere, radicale storico ed ex compagno di Emma: “E’ finita una storia di tredici anni. Male. Il mio compagno non è stato all’altezza di una sua contraddizione” ha commentato secca la Bonino. Come abbia fatto Cicciomessere a vivere per tanti anni, di giorno e (specialmente) di notte con Emma, resterà per tutti un mistero. Ma fino a un certo punto, se si pensa che costui, già parlamentare pannelliano, è il creatore di Agorà telematica, produttrice di programmi software per Tim, Telecom e diverse compagnie americane. Un business da venti miliardi almeno.
Le battaglie incivili dei radicali sono quelli della politica-mercato più esplicita. E si svolgono guardando solo a Piazza Affari. Oggi il duo Emma-Marco attacca quotidianamente Berlusconi perché con lui gli affari non si sono potuti concludere e i cento miliardi sono sfumati. “La nostra sostanza è la politica fondata sul contratto” spiegava senza messi termini il radicale Giovanni Negri al Borghese, nel luglio scorso.
Qualche tempo fa, sul Venerdì de La Repubblica, la Bonino esternava esultante: “I progressisti non ci hanno voluto… Forza Italia ci ha offerto sette collegi senza chiederci nulla in cambio… Fini sta trasformando il Movimento Sociale in un partito conservatore privo di qualsiasi identità postfascista…. Dello schieramento di destra io mi sento libera di non condividere un picchio… L’aborto tanto non lo tocca nessuno“. Solo qualche mese fa, la finta-bionda abortista ancora dichiarava all’Espresso: “Il cavaliere è simpatico, hai l’impressione che lo charme gli venga naturale. D’Alema non ci prova nemmeno a conquistarti”.
E visto che non ci prova lui, ci ha provato lei, decidendo di passare dal letto di Silvio a quello di Massimo. Il quale, esultante, dichiarava alla stampa che nel giro di una settimana l’adulterio si sarebbe felicemente consumato. Gli affari sono affari. Ecco perché ci si chiede: ma se questa qui voleva cento miliardi per concedersi al Berlusca, quanto ha preteso dal leader Maximo? Non si sa, ma certo D’Alema è il capo del governo, cioè del potere forte più forte di tutti. E alla sua corte c’è buona parte del potere giudiziario e del potere finanziario.
Un secolo fa, questo modo di far politica veniva bollato come “trasformismo”. Il trasformismo radicale non è “strategico”, ma connaturale. È, cioè, insito nella struttura satanica di questa setta politica. Qual è il vero volto di Satana, se non quello di spacciarsi per portatore del bene, essendo la manifestazione del Male assoluto? Lucifero, principe delle tenebre, non significa forse “portatore di luce”? Pannella, la Bonino e i loro scagnozzi non hanno predicato in difesa della vita, mentre condannavano a morte milioni di bambini con l’aborto? Non si spacciavano per pacifisti mentre incitavano gli americani a bombardare Belgrado? Non si facevano fotografare con i bambini denutriti dell’Africa per combattere la fame nel mondo e, nello stesso tempo, si scatenavano per i bombardamenti e le sanzioni all’Irak, dove quotidianamente, per mancanza di medicine e alimentari, muoiono migliaia di bambini? Taradash, radical-polista, non dichiarava che il suo mito era Gandhi mentre si metteva a disposizione dell’imperialismo anglo-americano, incitava all’abortismo di massa e alla liberalizzazione della droga, attaccando pubblicamente Vincenzo Muccioli?
Eppure, costoro, grazie alla complicità dei media, sono riusciti a catturare i salotti buoni e le terrazze romane. Per loro hanno sottoscritto tessere e petizioni vip di ogni tipo: da Gassman a Gianni Alemanno, da Ilona Staller a Paolo Villaggio, da Vittorio Sgarbi a Renzo Arbore, dalla principessa Anna Chigi a Gigliola Cinquetti.
Nessuno ha voluto ricordare i bei tempi, rivendicati con orgoglio ancor oggi, quando la Bonino definiva sprezzantemente la vita nascente come uno “zigote” da eliminare senza problemi, facendo sua la teoria del marchese De Sade per cui uccidere un bambino con l’aborto aveva lo stesso peso di tagliarsi un’unghia dal piede. Nessuno, tranne Bossi (occorre dirlo) ha rammentato i 10.141 aborti promossi dalla Bonino nel 1975, quando questa pratica orrenda era considerata ancora un omicidio. Nessuno ha rispolverato i duecento aborti da lei eseguiti personalmente con una pompa da bicicletta. Nessuno, tra i nuovi difensori della famiglia, ha parlato di quando questa signora, membro dell’AIED, sosteneva la sterilizzazione obbligatoria e la legislazione “del limite dei figli per coppia”. Come si fa ancor oggi nella democratica Cina rossa.
Centro-destra e centro-sinistra, a turno, si sono alleati con un mostro politico che incarna l’americanismo nel suo volto più disumano e distruttivo. Ma di ciò, non gliene fregava niente né a D’Alema né a Berlusconi. Ma al popolo italiano sì. Ed in un sussulto di presa di coscienza ha pensato bene, con queste elezioni regionali, di far abortire gli abortisti.
