QUANT’ERA BUONO IL COMPAGNO PRESIDENTE!

di Pino Tosca

Del resto, il buon papà con la pipa in bocca aveva al proprio attivo altre dolci e tenere imprese. Fatto evadere dal carcere nel gennaio 1944 (evase solo lui, stranamente), due mesi dopo era tra gli organizzatori dell’attentato di via Rasella che produsse, oltre la morte di 33 anziani soldati altoatesini e di un bambino, quella di 335 vittime della rappresaglia. Infatti, quell’attentato era stato progettato dal vertice del CLN, di cui faceva parte proprio il Pertini. Concepito inizialmente per far fuori quanti fascisti possibile nell’anniversario del 23 marzo, fu poi “dirottato” verso i tedeschi. Lo storico Attilio Tamaro scrive: “La giunta militare del CLN, di cui facevano parte Lussu, Bauer e Pertini, aveva previsto prima che i gappisti dovessero portare quella strage in mezzo al previsto corteo fascista e, quando questa mancò, indicò altri innocenti”. I famigliari delle vittime delle Ardeatine, nel 1948, tentarono un processo contro gli esecutori dell’attentato. Ebbene, negli atti del processo, si dice chiaramente che Pertini era tra gli organizzatori dello stesso. Per di più, il buon papà non si fece scrupolo a dichiarare candidamente che non fu tentato nulla per impedire la reazione tedesca poiché era “impossibile” salvare i condannati.

Ma a questi episodi, che già indicano chiaramente la personalità del partigiano presidente, se ne aggiunge uno ancor più ripugnante: il turpe e vile assassinio di Osvaldo Valenti e Luisa Ferida. I due celebri attori, aderenti alla RSI, furono fatti uccidere personalmente da Sandro Pertini. Fu lui, il buon papà da premio Nobel, che ordinò ad un pluriomicida comune, come Giuseppe Marozin, detto Vero, (che persino l’esponente della resistenza Corrado Bonfantini definisce “uomo sbrigativo, senza scrupoli, che spara e s’appropria”) di ammazzare urgentemente i due innocenti. Anzi, quando apprese che i due attori erano ancora in vita, si incavolò violentemente con Marozin perché li facesse uccidere subito. La tragica fine di Valenti e della Ferida rappresenta una delle pagine più ributtanti della cosiddetta “resistenza”. Si pensi che lui, ufficiale della X Mas, era stato contattato dai capi partigiani socialisti Sandro Faini, detto “Oliva”, (vicecomandante della piazza militare di Milano e braccio destro di Pertini)  e Pulejo per instaurare una trattativa che  evitasse spargimenti di sangue. Quello che Valenti non sapeva era che, al di là delle chiacchiere, il CLANI lo aveva già condannato a morte. Con una scusa, i partigiani di Marozin e di Faini lo prelevarono e lo portarono in una località montana. Dopodichè, fecero in modo che anche la Ferida seguisse il suo uomo nella “prigione” della cascina di Baggio. Una volta in trappola, iniziarono una farsa di processo contro la coppia, che durò una notte intera. Dopodichè, il “tribunale” partigiano non riuscì a trovare uno straccio di indizio contro Valenti che, anzi, citò una serie di nominativi di ebrei e partigiani (col. Alonzi, Pagano, Dugoni, Della Giusta, Fischer, ecc…) che avrebbero potuto testimoniare come erano stati salvati da morte certa solo per l’intervento dell’attore presso i tedeschi.

Il tribunale partigiano in realtà era estremamente titubante sulla condanna a morte dei due attori, ai quali aveva già provveduto a sottrarre tutti i loro averi (vale a dire i gioielli della Ferida -che era incinta- ed una somma pari a venti milioni di oggi), ma ci fu chi la volle a tutti i costi, anzi la impose. E costui era l’amico di partito, oltre che superiore militare, di Marozin, vale a dire Sandro Pertini. E’ lo stesso Marozin che dice che l’ordine di eliminazione dei due innocenti venne da Pertini, il quale gli “confermò l’ordine di fucilazione verbalmente” come lo stesso futuro Presidente “ebbe a dichiarare alla magistratura milanese nel corso del noto procedimento penale a suo carico per quei fatti”. Un criminale come Marozin era perplesso sull’uccisione del Valenti, tant’è che, letto il suo memoriale, lo inviò a Bonfantini e Pertini, sperando che fosse risparmiata la vita alla coppia. Invano. L’ordine di Pertini fu perentorio. E su questo ci sono montagne di testimonianze. La coppia di innocenti fu portata, con una scusa, su un’auto insieme a tre partigiani armati. Fatta scendere, crepitarono i mitra di Marius e Turri. In un lago di sangue caddero due innocenti. Anzi tre, col bimbo che Luisa Ferida portava in grembo. Grazie al buon papà degli italiani che voleva il premio Nobel per la pace. Riposa in pace, presidente. Se ci riesci.