di Pino Tosca
Ci siamo. Se c’era bisogno di una conferma eclatante sullo stato di servilismo del governo D’Alema nei confronti degli USA, basta venire qui da noi, in Puglia. Grazie al compagno Massimo siamo passati, nel giro di ventiquattrore, da essere la regione del turismo culturale ad essere la terra del pericolo mondiale. Ci voleva un comunista per rendere questo bel servigio al capitalismo. Del resto, le premesse storico-culturali c’erano tutte. Con chi andò a braccetto il comunismo nella seconda guerra mondiale se non con l’odiato capitalismo per eliminare l’odiatissimo fascismo? Da chi prendevano ordini e decorazioni i valorosissimi partigiani rossi, come Bulow (alias Arrigo Boldrini), se non dai generali del Pentagono e da Alexander?
Quando D’Alema ha detto ai pescecani della City che lui voleva per l’Italia una “rivoluzione liberale” non scherzava affatto. La voleva a modo suo, certo, a colpi di Legge Mancino, Legge Scelba, repressioni poliziesche, giustizialismo politicizzato e a senso unico, ma l’obbiettivo era sempre lo stesso: porsi sotto l’ombrello del Grande Fratello di Washington, l’unico padrino che gli avrebbe permesso di restare col sedere attaccato alla poltrona di Palazzo Chigi.
Il gioco è semplice. Bill dice a Max: ti faccio star seduto sul seggiolone, ma tu obbedisci, sia in politica estera sia in quella economica, al tuo amico della Casa Bianca. E tanto per cominciare, liberati di quel rompiballe di Ocalan e trova il modo di consegnarlo ai nostri fedeli alleati di Ankara.
Max dice a Bill: okay, faccio anch’io da cane da guardia dell’Impero del Dollaro (dandovi credibilità, visto il pedigree che mi ritrovo). Ma tu dammi carta bianca con questi rompitori di cosiddetti di allevatori, ferrovieri, giornalisti, skin, squatters e robaccia varia. Il Regime capitalcomunista non può avere intralci. Ed anzi dì a quel guitto del Berlusca di reggermi la coda se ho qualche difficoltà con l’Armando.
Così stanno i fatti, amici lettori. Ed è l’unico modo per capire come mai ci siamo trovati invischiati sino al collo in una guerra per noi assolutamente assurda. Pensiamoci un attimo. Chi scrive non può certo essere accusato di “serbità”, visto che qualche anno fa, proprio su questo giornale, pubblicava un articolo dal titolo emblematico “Siamo tutti croati”. Ma quello era un conflitto etnico-religioso all’interno di una confederazione fittizia, nata a tavolino grazie agli strateghi mondialisti del tempo che fu. Qui le cose stanno diversamente. Qui siamo scesi in campo, sotto l’egida della Nato, quali nazioni belligeranti, noi, in prima persona, violando gli stesso trattati della Nato che impongono una risposta armata solo nel caso di aggressione ad uno dei paesi membri. Il che non è avvenuto. Ancora una volta, l’Europa è costretta a fare da bordello-portaerei per le mire degli USA che, guarda caso, sono i primi responsabili dello sfascio storico nei Balcani.
Proprio loro, inglesi e francesi, su questo argomento dovrebbero tacere. Infatti, com’è che il Kosovo si trova sotto il dominio serbo? Chi ha regalato a Belgrado quella regione ricchissima e tanto estesa? Chi tolse all’Albania la principale fonte del suo sostentamento economico e delle sue radici culturali per donarla ai serbi? Nel 1913, a Londra, non furono forse loro a farlo, gli occidentali, da sempre potenti protettori di ogni istanza serba?
Diciamola tutta, allora. Perché nessuno parla del progetto del grande oleodotto che americani e sudditi vari stanno attuando, per farlo passare dalla Romania all’Albania (diventata, grazie ai postcomunisti e all’idiozia politica di Berisha, anch’essa fedele giannizera degli USA), passando obbligatoriamente per il Kosovo? Perché non dire che, strategicamente, distruggere sul piano militare la Serbia è oggi un colpo letale alla Russia non comunista, per bloccare in lei ogni possibile velleità di essere un ombrello terzomondista, e dire chiaro che nel mondo, oggi, comandano solo loro, gli Yankees, e guai a chi si oppone? Perché non accorgersi che i bombardamenti indiscriminati su Belgrado non hanno altro effetto che stringere tutti i serbi, anche gli anticomunisti, intorno a Milosevic e che quest’ultimo potrà essere vinto solo eliminandolo fisicamente, il che non avverrà tanto facilmente? Perché non ammettere che questa guerra d’aggressione ha come riflesso immediato le ritorsioni serbe sui kosovari che, come c’era da aspettarsi, ora vengono massacrati e costretti ad un esodo di massa per riversarsi qui da noi, in Puglia?
E poi finiamola con l’ipocrisia oscena di spacciare per “missioni umanitarie” quelle che sono solo conquiste militari. Se per i kosovari c’è il problema umanitario, lo stesso problema non esiste forse, in questa stessa Europa, per i curdi sterminati dagli atlantisti turchi o per gli irlandesi oppressi dall’imperialismo di Londra? Non esiste forse lo stesso problema per i palestinesi ridotti in schiavitù dal Grande Israele o per gli afgani schiacciati dalla folle dittatura dei talebani che, guarda caso, sono sorretti dagli Stati Uniti?
In quanto ai nostri governanti, ci diano qualche risposta: ci avete per caso chiesto il permesso, a noi popolo italiano (e pugliese in particolare) che stavate scatenando una guerra contro uno Stato europeo che dista solo qualche chilometro dalle nostre coste? Ci avete forse informato che così facendo, per obbedire agli ordini di Washington, esponevate l’Italia ad una seria azione di rappresaglia da parte di terroristi serbi, che non se ne staranno con le mani in mano, e di lanci missilistici sull’Adriatico? Ci avete almeno avvertito che quanto stavate per fare comportava la riduzione della Puglia a fronte di guerra con le inevitabili conseguenze di veder chiusi tutti gli aeroporti civili, di ridurre Gioia del Colle ad un semi-oscuramento, di mettere in ginocchio il turismo e il commercio, di disintegrare quel minimo di possibilità di ricezione per i “normali” sbarchi di clandestini? Vi siete resi conto che un’azione di guerra di questo tipo non aveva coinvolto l’Italia dal secondo conflitto mondiale e che, da oggi, siamo ufficialmente siamo odiati da mezzo mondo? E perché non avete seguito l’esempio dell’Austria? Vi siete, infine, fatto alcun scrupolo nel mettere a disposizione degli americani quella stessa base di Aviano che, solo poco tempo fa, ha assistito agli impuniti giochetti stragisti dei piloti Yankees?
È bella la guerra dall’alto degli aerei. Si gettano giù le bombe e non si corre alcun rischio. Ma non altrettanto bella, se la si affronta sul terreno, dove i serbi, discendenti degli Unni ed ammaestrati all’arte della guerriglia, ci aspettano. Persino il Gen. Giannattasio, deputato di Forza Italia e, quindi, filoamericano, ha dichiarato che lo stato del nostro esercito è pietoso di fronte a quello serbo e che questo dispone di schieramenti missilistici in grado di colpire mezza Italia. In realtà, oggi, il “paese reale” sta scavando un profondo fossato col “paese legale”. Questa guerra voluta da D’Alema, sopportata con madornale ipocrisia da Cossutta e Manconi, accettata ed esaltata da Berlusconi, e che vede tutta la partitocrazia diventata interventista, (con la sola lodevole eccezione di Bertinotti) la gente non la capisce e non la vuole. Anche quelli che superficialmente esaltavano le bombe su Saddam, adesso che qualche bomba può arrivare sulle loro teste, sono contro l’intervento. Ed è naturale che la dissociazione delle masse dalla politica e, quindi, l’astensionismo elettorale, continuerà ad aumentare.
Del resto, il miserando spettacolo della politica italiana si riversa anche all’interno della destra. Un democristiano come Selva, diventato presidente del gruppo parlamentare di AN al posto di Tatarella (che certamente non avrebbe gradito certi atteggiamenti bombaroli) si sbizzarrisce in soliloqui guerrafondai, lui che si professa cattolico (anche se a suo tempo accusato di massoneria), mentre intellettuali come Accame e Veneziani si schierano pubblicamente contro gli americani. In quanto alla base giovanile, si può dire che è quasi totalmente contro l’intervento armato. Il Presidente, poi, Gianfranco Fini è in lite con sé stesso e cerca di far dimenticare che, in pieno conflitto serbo-croato, se ne andò a Belgrado a cercare di stringere accordi con la leadership serba.
Come al solito non ci resta che affidarci al Papa, l’unica voce che denuncia la sofferenza dei popoli causata dall’infamia mondialista. E non è un caso se il più bell’articolo su questa tragica vicenda sia stato scritto dall’ex-lottacontinuista Erri De Luca per Avvenire, il quotidiano della CEI. “Da oggi– conclude De Luca- si inclina di un altro grado di sottomissione la nostra già piegata colonna vertebrale”.
