
di Tonino Filomena
Scrittore e storico
Squilla il telefono. E’ Pierfranco Bruni (vicepresidente della provincia di Taranto). Mi dice: “Tonì, preparati, vengo a prenderti. Si va a Modugno, in provincia di Bari. Andiamo a trovare Pino Tosca”. Non mi dà il tempo di rispondergli. Nell’attesa che mi viene a “prelevare” (è una tarda e piovosa serata di novembre del 1996), penso: “Da Pino Tosca? Che ci va a fare un ‘borghese’ – istituzionalizzato come Pierfranco Bruni da un ‘eretico – fascista’ come Pino Tosca?” Non conosco Pino Tosca. Si racconta che egli, negli “anni di piombo”, ha aiutato molti “camerati” del Fuan di Bari a “rifugiarsi” nel suo covo di Modugno. Si racconta che gli “vien da vomitare” ogni qualvolta pensa al “nuovo corso” della destra italiana. E che mal sopporta Pinuccio Tatarella e i tatarelliani.
Ho il desiderio, in ogni caso, di conoscerlo. Di conoscere la sua “tribù”.
Sono le sette di sera. E’ arrivato Pierfranco. Salgo nella sua sgangherata Fiat 127 blu. Gli domando:”Andiamo fino a Modugno con questo carroccio? Pierfrà, ma che sei matto? Quando arriveremo? E poi, sei sicuro che Pino Tosca e la sua ‘tribù’ ti riceverà? Ma sai chi è Pino Tosca? Pino Tosca è un camerata!. Che ci vai a fare, che mi porti a fare da un camerata? Tu non puoi. Tu sei un tatarelliano e perfino vicepresidente di una giunta democristiana. So che Pino Tosca ti porta rispetto, ma non per quello che tu rappresenti in questo momento. Al mio paese si dice: “Tu non me la conti giusta. Pierfrà, ti conviene raccontarmi tutto”.
Messo alle strette, il buon vicepresidente della provincia di Taranto, mi confessa: “Questa mattina mi ha telefonato Pinuccio Tatarella il quale mi ha ‘ordinato’, nella mia qualità di assessore provinciale alla cultura, di ‘avvicinare’ le ‘teste pensanti’ della Puglia vicine, in un modo o nell’altro, ad Alleanza Nazionale e convincerle a ‘pensare’, programmare e agire in funzione del partito. Soprattutto – mi ha detto: ‘Convinci Pino Tosca ad agire culturalmente in nome e per conto di Alleanza Nazionale’. Ha aggiunto: ‘Portati appresso quella ‘scheggia impazzita’ di Tonino Filomena. Quei due (Pino e Tonino), anche se non si sono mai incontrati, pensano e agiscono allo stesso modo”.
Il compito di Pierfranco è – dunque – quello di “farsi proteggere” da me per “convincere” Pino a aderire ad Alleanza Nazionale. Non posso sottrarmi a Pierfranco (è un grande amico, lo è ancora).
Penso: “Pierfranco non ha potuto ‘disobbedire’ a Pinuccio Tatarella. Convincere Pino Tosca ad ‘agire’ come quelli di A.N., a ‘pensare’ come quelli di A.N… E’ impossibile. Diventa tutto difficile. Egli è un ‘puro’. Non aderirà alle iniziative, sia pure culturali, promosse da e per un partito ‘borghese’ e ‘liberale’. La sua cultura politica è basata sulla durezza dello spirito. E’ uno spirito libero. E’ incontaminato. L’unica esperienza di partito è stata quella all’interno della Fiamma Tricolore”. Pierfranco è dunque consapevole che l’unico “camerata” della provincia ionica che può “avvicinare” Pino Tosca sono io. Per le affinità elettive.
Durante il viaggio, il “nostro” vicepresidente mi sussurra: “E’ necessario ‘recuperare’ Pino alla causa (sic!). Dobbiamo convincerlo ad uscire dal suo ghetto. Oggi siamo partito di governo. Non preoccuparti, non moriremo democristiani”. Io ascolto, ascolto… e penso: “Di questo passo moriremo tutti democristiani”. Ascolto e penso. Sono certo che Pino Tosca non ci accoglierà molto favorevolmente. Reagirà a modo suo: incazzandosi. E avrebbe ragione. Penso: “Perché ‘violentare’ la coscienza di un ‘puro’? “
Sono quasi le nove di sera. Siamo giunti a Modugno. Chiedo ad un passante (mentre si accinge ad uscire da un bar): “Scusi, per il centro storico?” Mi indica la strada. Arriviamo nei pressi di un’antica chiesa. Nelle immediate vicinanze noto su una parete una targhetta con la scritta: Centro Comunità e Tradizione. Mi dico: “E’ qui il ‘covo’ di Pino Tosca”. Scendiamo dalla 127. Ci incamminiamo. Oltrepassiamo un antico portone semichiuso. Ci ritroviamo in un cortile. Improvvisamente sbucano dall’ombra due giovani energumeni. Chiedono: “Chi siete? Cosa cercate?” Risponde Pierfranco: “Io sono Pierfranco Bruni e lui è Tonino Filomena. Riferite a Pino Tosca se può riceverci”. Ci invitano ad attendere nel cortile sulle cui pareti noto, vistosamente appeso, un drappo raffigurante l’antico Regno delle Due Sicilie.
Dopo alcuni muniti i due giovani ci fanno cenno d’entrare. Li seguiamo. In fondo ad una saletta, piena zeppa di libri, sono accovacciati all’indiana una decina di giovani. A un tratto, il silenzio è rotto da una voce che risuona imperativa: “Prendeteli! Quello vestito con giacca e cravatta, dall’aria ‘borghese’ (Pierfranco), incatenatelo. Quello con la barba, vestito da ‘brigante’ (indosso un jeans marrone, un consunto giubbotto nero e l’inseparabile coppola) fatelo entrare. Quello vestito ‘all’inglese’, che è vicepresidente e assessore provinciale, non può rivolgersi a noi che siamo ‘fascisti’ “. E’ Pino. Scherza naturalmente. E’ un modo stravagante per darci il benvenuto. E’ sorpreso dalla nostra improvvisa visita. Ma sembra voglia avvertirci che lì non stiamo in mezzo ai “moderati”, ai “liberali”, ai “tatarelliani”. Pino si alza, mi si avvicina, mi saluta romanamente e mi dice: “Tu sei Tonino Filomena, fondatore del Centro culturale ‘Berto Ricci’. E proprio perché hai avuto l’insolito coraggio di rendere omaggio a Berto Ricci, l’anarco-fascista del Ventennio, ti do il mio benvenuto”.
Si rivolge, poi, a Pierfranco e gli dice, con manifesto affetto: “Ciao, stronzo d’un vicepresidente. Come te la passi con le Istituzioni?” Capisco che il ghiaccio è sciolto. Pierfranco inizia ad introdurre le ragioni della nostra visita. Pino intuisce argutamente e lo interrompe sentenziando: “Non mi parlare di Alleanza Nazionale. Non mi ci riconosco. Io sono ‘altro’. Noi non siamo post-fascisti. Noi siamo fascisti. Non mi ci tirare dentro. Non puoi. Pierfranco, sai che ti voglio bene ma… lasciami in pace”. Pierfranco insiste col suo “Progetto Destra-Cultura”. Pino dice: “Se ci danno piena e incondizionata autonomia operativa, accetto. Altrimenti non si fa nulla”. Pierfranco garantisce anche per Tatarella. Inizia così una grande ed esaltante avventura su tutto il territorio regionale (e oltre). I convegni, gli incontri, i seminari di studio non si contano. Si mobilitano tutti i centri culturali di “area”. Una sola ed energica regia: Pino Tosca.
Pierfranco è soddisfatto. Pinuccio anche. Ed io? Felice di seguirlo. E così per anni. Uno dopo l’altro. Sempre insieme: Pino, Pierfranco e Tonino. E tanti altri, molti altri. Centinaia di camerati. Da Bari a Taranto, a Brindisi, a Lecce, fino a Potenza, Cosenza, Reggio Calabria etc. Dopo alcuni anni, un giorno…
Squilla il telefono. E’ il 4 settembre 2001. E’ Pierfranco (non più vicepresidente, non più assessore. Solo poeta): “Tonì, preparati, vengo a prenderti. Si va a Modugno. Andiamo a trovare Pino Tosca. Pino è morto.” Gelo. Piango. Un solo pensiero corre verso Pino (ora come allora): “Salutami la mia mamma che è in cielo”.
Pino, ti voglio bene.
Il tuo “camerata” Tonino Filomena (alias, come piaceva a te, “Berto Ricci”).
